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Giuda non ha tradito

Titolo: Giuda non ha tradito
Tecnica: olio e acrilico su tela
Dimensione: trittico 30 x 40 (assieme 90 x 40)
Anno di esecuzione: 2021

“Tenerli sotto controllo non era difficile. Perfino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento (il che, talvolta, pure accadeva), questo scontento non aveva sbocchi perché privi com’erano di una visione generale dei fatti, finivano col convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi.” (George Orwell, 1984).


Dal baratto, alla moneta, dalla Borsa affari alle cryptovalute. Sono secoli che l’uomo si destreggia nel mondo delle compravendite per sopravvivere, guadagnare, speculare. Lo Stato, dal canto suo, osserva e resta muto, dando il tacito benestare ai consiglieri fraudolenti, i pusher della finanza, intermediari tra valute e nichilismo.
L’opera è un trittico che identifica i totem posti davanti a tre delle principali Borse del mondo.
L’orso di Francoforte incarna forza e coraggio ma anche negatività, laddove associato a ferocia, brama e malvagità. Il Toro di Wall Street a New York simboleggia virilità; la sua stella è il Sole, sebbene in alcune antiche culture venisse associato alla Luna. Nel pannello centrale si erge l’atto creativo, L.O.V.E., che congiunge l’orso, per i Celti allegoria femminile e di fertilità, e il toro, simbolo maschile, propulsore della fecondazione. L’irriverente dito medio che si innalza in Piazza Affari a Milano, quello che i latini definivano digitus impudicus, ammonisce chi si macchia di un’azione vergognosa.
Emblema dell’opera è il titolo, Giuda non ha tradito: l’ingannatore per antonomasia era stato scelto dal Salvatore perché tutto si compisse in un determinato momento, secondo un disegno ben più grande di qualsiasi intenzione umana. Leggendo in tale prospettiva il racconto evangelico, Giuda ha risposto alla volontà divina con un comportamento esecrabile, pur senza agire deliberatamente; i diavoli della finanza, invece, non replicano a un progetto trascendente, ma ingannano per mera cupidigia, per il dio denaro, unico lusso in cui s’illudono di poter credere.
Le conseguenze del culto della pecunia si sintetizzano nei mali del nostro tempo: depressione, nella forma di un barattolo rovesciato di psicofarmaci; suicidio, di cui resta traccia in un bossolo usato; raggiro, simboleggiato da un’orchestrina di ottoni, le cui trombe evocano il campo semantico della fregatura – nel gergo volgare trombare equivale a imbrogliare il prossimo.
L’opera intende riflettere sulla condizione esistenziale dei soggetti plagiati dal capitalismo speculativo e finanziario: per quanti denari hanno venduto la loro anima? In quale Getsemani sono stati condannati alla disperazione? Una chiazza color rubino è la risposta dello Stato, l’eloquenza del silenzio, dove la manipolazione politica incontra quella economica.